sono gli obiettivi di chi non ne ha mai abbastanza
sono l’arma che combatte la paura.
Dai, vieni con me, ti invito a seguirmi in questo viaggio dove l’impossibile diventerà possibile ogni volta che farai girare questa mia strana roulette, correndo il rischio di perdere nulla, se non un poco di razionalità .
Prendi il mio dolore e accarezzalo, soffia sulle nuvole e fai splendere il sole, offrimi un boccone del tuo pane, guarda questo vuoto e colmalo. Affinchè il granello non diventi un macigno, le nuvole non si scontrino creando il temporale, ed io non debba arrancare dietro le tuebriciole. Fa che il vuoto non mi affoghi l’anima fa che tu non debba navigare sopra un insano pentimento.
Questa non è una veglia funebre ma una veglia di attesa spazzerai via le tenebre e inizierai l’ascesa ogni ferita sul tuo corpo fu un debito pagato per noi che avevamo torto e che ancora non abbiamo imparato insieme alla pietra del tuo sepolcro togli la pietra dai nostri cuori fa che sparisca l’ignobile scontro senza più debiti nè debitori togli la pietra, toglila via che risorga la pace e così sia.
C’è un non so che mancante in questa vita errante che sembra colma ma è sempre vuota che promette e poi tradisce come Giuda Iscariota così bella da fare impressione ma così severa che non dà un’altra occasione. C’è un non so che mancante in questa vita errante dove chi mangia fino a scoppiare butta gli avanzi anzichè donare dove l’egoismo ha superato l’amore e la fede smarrita rende gelido il cuore.
Gentilezza!!! ma che è ‘na parolaccia? nun m’appartiene ce l’ho scritto ‘n faccia! È pe li sfigati è pe’ voi, è pe’te mica pe’ i selezionati come me io nun chiedo, pretenno tutto m’è dovuto o si no esco fori de senno urlo e come er lama sputo. Grazie, prego, scusa, so’ parole superate anzi, vorrei sapè che cacchio l’ha ‘nventate. ‘a gentilezza ‘n serve ahò è pe li sfigati.. O no?!
Tu piccolo attirato dalla grandezza innanzi esci dal bozzolo e di gran fretta avanzi ma ad ogni tuo avanzar questa grandezza subisce un tramutar diviene piccolezza realizzi che la corsa è uno sgomento e un’illusione la meta stabilita è ora di apprezzare ogni momento è ora di vivere la vita.
E ci vorrebbe la primavera a risvegliare il letargo del cuore cosìcchè possa nutrirsi del prezioso nettare. Ma ci vorrebbe la primavera a risvegliare quel raro fiore che gli dia la forza e la gioia di essere. Però ci vorrebbe la primavera a sciogliere la neve che atrofizza i sentimenti ma questo è un lungo inverno ed essi son dormienti.
Un ricordo è un’immagine sotto zero una foto sbiadita in bianco e nero che riprende il suo colore ogni volta che bussa sul cuore sprigiona una musica che scivola via un odore di cui resta la scia lacrime di spasimo e di gioia al ritorno di un’emozione che non annoia.
Affondo il viso in questa sciarpa bianca, cercando il profumo di un ricordo, quel ricordo troppo bello per essere vero e troppo breve per essere un sogno. Il cuore che batteva all’unisono con le rotaie del treno, si arrestava alla vista della mia isola, per un minuto che sapeva di eternità . Quell’eternità che inghiottì la mia isola. Cercai di trattenerla ma fra le mie mani restò solo una sciarpa bianca.
Louis Braille frequentò una scuola per ciechi a Parigi: Institut National Des Jeunes Aveugles dove ottenne anche una borsa di studio. Detto istituto, insegnava a leggere impiegando un alfabeto tattile: il “Valentin Haüy”, ideato a Parigi verso il 1780 dall’omonimo creatore. Si trattava di un metodo per tracciare le lettere su fogli di carta spessa mediante una penna con punta dotata di rotellina dentellata. Il “Valentin HaÅ«y” però permetteva ai non vedenti di leggere ma non di scrivere.
Nel 1821 Louis Braille incontrò il militare Charles Barbier de la Serre che lo istruì su un particolare metodo basato su dodici punti per scrivere messaggi in rilievo. Così ebbe l’ispirazione a soli quindici anni e nel 1827 scrisse il primo libro in braille.
Il codice alfabetico braille è composto da sei punti disposti all’interno di un rettangolo che possono combinarsi in ben sessantaquattro modi diversi e permettono ai non vedenti di leggere e scrivere.
Louis Braille morì di tubercolosi il 6 gennaio 1852 a Parigi dove riposano le sue spoglie C/o il Pantheon dell’omonima città francese.
Noi che vediamo il sole anche quando il sole non c’è. Noi che con la fede spazziano via le nubi. Noi che ci abbandoniamo al caldo abbraccio della lumininosa stella. Noi che non ci arrendiamo perchè nel nostro corpo scorre la forza Divina.
Ci siamo, tra poco inizierà la magia del Natale che spero colpisca la corteccia dei cuori più duri. Perchè è proprio a causa dei cuori duri che il mondo è pieno di piaghe. Perchè i cuori duri fanno le guerre, perchè i cuori duri uccidono, perchè i cuori duri restano indifferenti davanti alle sofferenze. Ai cuori teneri invece dico, godetevi la grande magia e buon Natale di cuore da parte mia.