PRIGIONIERI

Noi prigionieri
guardiamo il mondo vivere oltre i sogni,
trascuriamo i desideri
per nutrire i nostri bisogni.

Noi prigionieri
abbiamo celle senza specchi
ci domandiamo chi siano i nostri carcerieri
e abbiam paura di diventare vecchi.

Noi prigionieri
con arte e senza parte,
selvaggina per gli arcieri
urliamo sempre più forte.

Ma quando il sole illumina le sbarre
vediamo i nostri volti riflessi
niente aguzzini con le scimitarre
siamo prigionieri di noi stessi.

HALLOWEEN


POESIA

Si presenta con la zucca vuota
e con la polpa ci facciam le torte,
prende in giro la vita mentre ruota
e si fa orrendo per far orrore alla morte.
“Dolcetto o scherzetto”?
Domandano i bambini
e con questo giochetto
di varie chicche fan bottini.
Meglio finti scheletri
che veri mostri
i primi divertenti e celebri
i secondi la realtà dei giorni nostri.
Ma solo per oggi morte e mostri inganniamo
spezziamo quest’ amara routine
Streghette e fantasmi insieme balliamo
la macabra danza dell’Halloween
.

CURIOSITA’ SU HALLOWEEN

molti credono che la festa di Halloween sia nata in America. In realtà risale ad una ricorrenza dell’Irlanda Celtica che veniva chiamata “Samhain” ovvero celebrazione di un nuovo anno inteso nel senso dell’agricoltura.

I colori peculiari di questa ricorrenza erano per l’appunto, l’arancione che ricordava la mietitura ed il nero che simboleggiava la fine dell’estate.

Halloween per i Celti era un momento magico di passaggio dove la linea di confine tra il mondo delle creature viventi e quello dei morti si assottiglia. Il popolo dei villaggi celtici temeva quindi che i morti potessero tornare sulla terra e possedere i vivi.
Così spegnevano i camini delle case restando completamente al buio mascherati da mostri con l’obiettivo di spaventare i morti e cacciarli via.

Personalmente pensavo che Halloween fosse una festa utile soltanto ad alimentare il consumismo. poi ho realizzato che è un momento in cui prendiamo un po’ in giro la vita esorcizzandoci dalle nostre paure più radicate. Penso che non bisogna mai perdere un’occasione per sorridere quindi… Felice Halloween a tutti bella gente.

PERCHE’ SCRITTRICEDICUORE?

Potreste vivere senza respirare? Direi che questa cosa è assolutamente impossibile ma utile a spiegare l’importanza che ha per me scrivere. E’ come avere un secondo cuore che al posto del sangue pulsa emozioni e comanda i movimenti della mia mano che tiene stretta la penna tra le dita.

Perchè scrittricedicuore? Beh, quando è stato necessario scegliere un nome d’arte, questo pseudonimo è venuto fuori spontaneamente, come una nascita senza gestazione, dettato semplicemente dalla mia sudditanza verso questo muscolo straordinario che mi suggerisce ogni singola parola.

E parola dopo parola prendono forma i miei romanzi, i miei aforismi e le mie poesie a volte in prosa e a volte in rima, proprio come questa:

E’ un bisogno viscerale
quello di macchiare con l’inchiostro un foglio,
è una forza che mi assale
e che improvvisamente è la sola cosa che voglio.
Sarà che ho il cuore pieno di tatuaggi
ci costruisco romanzi e poesie,
alcune fatte di realtà, altre fatte solo solo di miraggi
ma nascondono emozioni tutte mie.
E’ come seminare il grano in ottobre,
è come spargere coriandoli d’amore
da qui il mio nome che ad ogni fine scorre,
placcato d’arte “scrittricedicuore”.

DANZA L’AUTUNNO

Inimitabile è la musica della natura
che fa ballare i suoi figli immobili
ordinando al vento di sedurli al ritmo.
Danza l’autunno
e fa lo scrub a tutto ciò che sembra morto
ma che felicemente piroetta prima del letargo.
Una piccola morte prima di una nuova vita,
quando il seme caduto germoglierà dentro il suo nuovo abito
ed il fiore appassito tornerà a donare il suo profumo.
Danza l’autunno
prima che giunga il silenzio,
prima che l’amabile mano
copra i suoi figli immobili col suo freddo manto.
E resterà nell’aria l’eco dei dolci suoni
portati dal vento a ricordare come
danza l’autunno.

STRETTA LA FOGLIA LARGA LA VIA… (i refusi importanti)

Da bambina adoravo le favole, in verità le adoro ancora, ma vi siete mai chiesti qual’è il significato della famosa filastrocca: “stretta la foglia larga la via, dite la vostra che ho detto la mia” ?

Una volta è così che le nostre nonne terminavano le favole ed io mi sono sempre chiesta quale fosse il filo logico tra le dimensioni di una foglia e quelle di una via e cosa c’entrasse con le favole. So che starete pensando: “ma che strana bimba eri” ! Avete ragione e vi assicuro che crescendo non sono cambiata ed ho voluto smascherare l’arcano.

Ho scoperto che in realtà si tratta solo di un errore di stampa, la vera frase sarebbe stata: ” stretta la soglia larga la via, dite la vostra che ho detto la mia” che avrebbe avuto un significato logico. La sostituzione della “s” di soglia con la “f” di foglia ha ribaltato il senso della frase e non è stata mai corretta.

Questo mi ha fatto riflettere sul fatto che a volte, quello che in un primo momento ci appare un errore, potrebbe addirittura rivelarsi positivo.
Come in questo caso, dove un piccolo refuso ci ha dato modo di ricordare i bei tempi, quando c’era molta più attenzione per le vecchie storie raccontate dai nostri amati nonni.

VERGINI SOGNI

Vestono di bianco i vergini sogni
che brillano di entusiasmo
in mezzo all’oceano buio del futuro.
Impugnano la spada della speranza
e si difendono con lo scudo della giovinezza.
Vedono a colori i vergini sogni
dentro una pellicola in bianco e nero
e come bimbi a Natale
si rifiutano di andare a dormire
perché hanno troppa voglia di vivere.
Sono sempre vergini i sogni,
seppur adulterati dalla realtà
non smettono di brillare.
Quantunque privati del loro scudo,
continuano ad impugnare la cara vecchia spada.
E non andranno a dormire,
veglieranno nell’attesa di vivere.

LA LINEA DI CONFINE (riflessioni dal mio libro “La roulette dei sogni”)

Il ciclo della vita inizia con la nascita e termina con la morte, nel mezzo c’è una linea di confine che verrà obbligatoriamente varcata una sola volta, senza possibilità di tornare indietro. Oltre la linea di confine c’è il nulla o il tutto, due ipotesi direttamente o inversamente proporzionali al timore di ogni essere umano di perdere la consapevolezza di essere.
Nel mio libro “La roulette dei sogni” Tano si ritrova magicamente davanti alla linea di confine e senza varcarla, intraprende un viaggio fantastico.

Telefonata a Dio

Pronto Dio
ti ricordi me?
Sono io
una piccola parte di te.
Quella parte che ha scelto di viaggiare
in un mondo imperfetto
per imparare ad amare
sopra ogni difetto.
Vorrei soltanto sapere se un giorno,
prima che il viaggio sarà terminato
di quell’amore io ne abbia un ritorno
lo vuole il mio cuore, me l’ha confidato.
Ma la linea è caduta
non ottengo messaggio
e un poco sperduta
continuo il mio viaggio.

La carezza perduta

Dov’è finita quella carezza che scorreva su un viso di bimba promettendo: “Andrà tutto bene”?
Queste tre parole erano la magia che realizzava la promessa.
Ma dov’è finita quella carezza?
E dov’è finita quella bimba?
Forse è tutta colpa del tempo che scorre
che rende dura la pelle
e la bimba dal volto di donna
non può più sentire quella carezza
che scorre su cicatrici nodose.
Una voce affaticata pronuncia: “Andrà tutto bene”
Ma non è la stessa voce
la magia non funziona
e la promessa ha lingua di serpente.

Non recidere il fiore

Riflessioni dal mio libro, La nera mietitrice ed io.

Può capitare di pensare: << Basta, voglio farla finita!>> a volte potrebbe sembrare la soluzione meno dolorosa in un contesto di vita al limite.

La morte, con la sua eloquente promessa di porre fine ad ogni problema e dolore è un’abile ammaliatrice ma non è mai la giusta soluzione.

La vita è un fiore meraviglioso, il fatto che a volte si trovi in un terreno difficile non fa che evidenziarne la magnificenza.

Quindi non recidere mai il fiore, lascialo vivere, lascia che sia il tempo che scorre ad appassire i suoi petali.

Compagni di anima

In quanti modi ci si può incontrare? Ci si conosce
davvero se non si passa prima dall’anima?

Riflessioni sul mio ultimo libro La nera mietitrice ed io.

La nera mietitrice ed io, Roberta Migliaccio

Ogni giorno milioni di persone si incontrano: in un bar, sul posto di lavoro, al supermercato, passeggiando per la strada. Oggi il progresso ci ha regalato anche un modo nuovo per incontrarci, attraverso i social, virtualmente per poi decidere o meno di incontrarsi davvero. Ma che cos’è un incontro di anime?

A molti di voi sarà capitato di incontrare per caso una persona e pensare: «Ma io la conosco» senza però ricordare nulla di lei, è solo una sensazione o forse un ricordo sbiadito che va oltre il tempo, oltre la vita, forse si tratta di anime che si chiamano, costringendo i corpi ad incontrarsi. Chissà, forse da qui scaturisce la sensazione di conoscersi da sempre.

Il tempo che scorre

Io ho sentito il grido di aiuto di Giacomo ancora prima di incontrarlo e il desiderio di aiutarlo è stato così forte da non permettermi di mollare finché lui non fosse stato al sicuro. Quando si è compagni di anima ci si rincontra sempre nel corso dei secoli, una voce dentro di noi ci suggerisce quello che il cervello non riesce a ricordare e ci sentiamo attratti senza comprenderne il perché. Forse è solo questione di anima.

Vi racconto la presentazione del mio libro

Cronaca e temi secondo l’autrice dell’evento di presentazione de La nera mietitrice ed io al Palazzetto Borghese di Morlupo il primo giugno.
La presentazione del mio libro è stata per me un susseguirsi di emozioni e sorprese. Lo straordinario riscontro di presenze e di libri acquistati mi hanno poi fatto riflettere su come un tema molto delicato come il coma, se trattato dal punto di vista narrativo con alcune accortezze tecniche, possa divenire un argomento in grado di suscitare la partecipazione più sentita.

Infatti fin dalla prima stesura mi sono impegnata a dare un taglio narrativo e fantasioso ad alcuni eventi legati all’esperienza di coma di una persona al fine di rendere paradigmatico un percorso che attraverso la malattia potesse legarsi prima alla conoscenza e poi alla speranza.
Il protagonista del libro, Giacomo Boccia, presente al dialogo e figura fondamentale dell’evento ha premesso di essere nato una seconda volta al risveglio di un coma, la cui diagnosi era di non ritorno. La nuova nascita ha significato per lui una seconda opportunità di conoscere se stesso attraverso le circostanze affrontate e soprattutto attraverso di una consapevolezza aumentata.

Si è parlato molto della figura materna in tutta la sua forza e amorevolezza. Di grande rilievo è stata la presenza dell’assessore alla cultura di Morlupo Maria Rita Marchetti, docente universitaria fisioterapista che ha elencato sotto l’aspetto medico le caratteristiche del coma e le difficoltà fisiche ed oggettive durante il periodo di riabilitazione.

Il riscontro e l’attenzione ottenuta da questo libro fin dal giorno della presentazione ha stupito soprattutto me. Si tratta di un libro fortemente voluto, scritto per un motivo preciso, nato dal dialogo e dallo studio di una circostanza che non ho vissuto in prima persona ma che tuttavia ho seguito passo passo nel suo sviluppo di vicenda umana legata allo stato di coma e di risveglio di Giacomo Boccia.

Un libro autoprodotto dunque, con le mie forze e grazie all’aiuto tecnico dell’associazione culturale Libellula di cui sono socia che ora inizia davvero a muoversi in contesti inimmaginabili grazie all’attenzione che i nostri temi, miei e di Giacomo, hanno saputo suscitare. Grazie ancora a chi era presente il primo giugno e a chi sarà presente alle occasioni che avremo in futuro di parlarne insieme.