ci sono i messaggi
delle anime gemelle
sparsi come sementi
nella profonda coscienzaÂ
per riconoscersi
oltre lo spazio, oltre il tempo
da uno sguardo
da un profumo
da un sospiroÂ
fino quel primo bacio
dal sapore di eternità .
scrittricedicuore
RESTA
Questo progresso
che farne a meno
sembra non si possa
entra furtivo
come l’umidità nelle ossa
la vita è migliorata
lo dice la tv
eppure son stressata
non ce la faccio più
facce siliconate
umanoidi che ci sostituiscono
menti dal nulla abbagliate
mentre le relazioni falliscono
ma dentro questo caos
un ricordo mi desta
mi aggrappo a questo pathos
non andartene ti prego resta.
R.M.scrittricedicuore
Perché Halloween?
Non è nemmeno una festa nostra
lo facciamo
per scongiurare la morte
o per metterci in mostra?
Fantasmi e streghe
per le strade vanno
e le zucche vuote
ma quelle ci sono tutto l’anno
mostri e vampiri che fan lo scherzetto
a chi non accetta di dare un dolcetto
si spera soltanto
che i mostri truccati
non siano anche dentro
di chi li ha indossati.
Fiera e rapace
la mia anima vola alta
silenziosa e audace
nella celeste volta
connessione brillante
che affama e che sfama
a ritmo alternante
il corpo che brama
la mia anima vola guidata
dal vento che porta l’odore
e si tuffa dritta in picchiata
in un bagno colmo d’amore.
E’ un tappeto volante
che va dove vuoi
in un istante
verso quei monti
dove vive l’amore
per sentirne il profumo
senza fare rumore
saluto dall’alto
la realtà con la mano
atterrando nel sogno
di un cuore sciamano.
C’è sempre il sole nel cuore degli empatici
brilla su un mare apparentemente calmo
ma dagli abissi colmi di emozioni
emergono palpiti come onde
che trasportate dal vento
lambiscono la riva
dell’agognata isola.
Che sia un oggetto, una parola o un gesto
il dono è un simbolo di amore e di fede
ce lo insegnano i Re Magi
che fecero un lungo viaggio
per omaggiare un nascituro molto speciale
della loro fede,
sotto la forma della preziosità di oro e incenso
e del potere guaritore della mirra.
Il bimbo cresciuto ci fece dono
della sua stessa vita.
Doniamo a lui il nostro amore
sotto la forma della fede.
Una storia appena raccontata
sta per lasciare il posto
a una storia che si racconterÃ
ne raccolgo i ricordi
come briciole di un passato
che definiranno il futuro
le sconfitte diventeranno gradini
sui quali salire un po’ più su
e le vittorie un incentivo
a continuare questo meraviglioso viaggio chiamato vita.
Le differenze sono chiavi d’accesso
che aprono porte su nuovi orizzonti
sono la cura per un mondo dismesso
nuovi colori per albe e tramonti
sono la luce dietro ogni buio
sono frammenti dello stesso Dio
le differenze solventi dell’ignoranza
le differenze sono la differenza.
Ehi tu, psst psst
sta per arrivare la notte di Halloween!
Rinuncia al dolcetto e fai uno scherzetto,
fai uno scherzetto ai mostri che hai dentro,
vestili di ridicolo e poi guardali
vedi? Non fanno più paura
allora ridi e poi lanciali,
lanciali lontano uno ad uno
e poi, riempi quello spazio vuoto con la vita.
La notte non è la fine ma un momento per riflettere.
Riflettere su ciò che stato, gioire del buono e chiedere scusa se hai sbagliato.
Riflettere sulle difficoltÃ
e fare scorta di tanta buona volontà .
La notte non è la fine ma un momento per pregare
perchè la fede è una magia che tutti noi possiamo fare.
La notte non è la fine ma una gestazione
l’attesa di un nuovo giorno senza più finzione
l’attesa della primavera dopo l’inverno
e per ogni istante ringraziare l’Eterno.
l’attesa di risvegliar l’amore che giace
affinchè spunti il sole su un mondo di pace.
I sogniÂ
sono la vacanza di chi non ha vacanza
sono le avventure di chi non si avventura
sono gli obiettivi di chi non ne ha mai abbastanza
sono l’arma che combatte la paura.
Dai, vieni con me, ti invito a seguirmi in questo viaggio dove l’impossibile diventerà possibile ogni volta che farai girare questa mia strana roulette, correndo il rischio di perdere nulla, se non un poco di razionalità .
E all’improvviso non c’è più nessuno,
lei è sola con il Dio Nettuno.
Quale sarà la sorte della zattera sperduta?
Verrà dalla burrasca inghiottita?
Sarà dagli squali divorata?
O forse il Dio sarà clemente
e la condurrà in un’isola accogliente
Passiamo la vita a fissare appuntamenti
per lavoro, per diletto o per un mal di denti.
ma per quale motivo lo facciamo?
Per correttezza? Perchè noi non bidoniamo?
Forse il motivo è più realistico
va al di là del filosofico o quantistico
La verità è che siamo umani
fissiamo appuntamenti
alla mera certezza del domani.
Fingi ch’io non esista
ti chiamo e non rispondi,
come una balista
con una pioggia di pietre m’inondi.
Ma io riemergo e insisto
è questo il mio dovere,
risorgo come il Cristo
e mi dovrai ascoltare.
Provengo dalla genesi
di me non puoi far senza
io sono la tua nemesi
sono la tua coscienza.
sulle rotaie scorrono i ricordi
rincorrono un treno perduto
inghiottito da una fauce ingorda.
Su quel treno c’era la mia casa
arredata di sorrisi su pareti calde.
Poi la vidi, quella fauce fatta di buio
affamata del mio treno
che mi catapultò fuori
rigurgitandomi
come un mucchio d’ossa spolpate
sulle fredde rotaie vibranti.
Ti toccherei
se avessi ancora le mani
ti direi “ti amo”
se avessi ancora le labbra
e ti guardo
anche se tu non puoi guardarmi
ma quando mi pensi
le nostre anime si guardano, si amano,
si toccano.
Qualcuno dice che ho un cervello visionario
quando parlo dell’amico speciale
ma il mio non è un amico immaginario
è sempre con me, è reale
mi dà forza quando ho paura
mi sussurra parole di conforto
guida la mia penna alla scrittura
mi fa capire se ho ragione o torto
in questo mondo di perenne inverno
cura il mio cuore straziato dall’oblio
perché lui è l’eterno
perchè lui è Dio.
Fragile come l’erba
che viene presa a schiaffi dalla pioggia
e trascinata in basso
fino a sentire l’odore della terra.
Forte come la speranza
che arrivi il sole ad asciugare
e a sollevare la schiena dolorante
fino a sentire il calore sul viso.
Fragile e forte
sembra impossibile
sembra un inganno
oppure è la fede.
Come sotto anestesia
guardo gli attimi passati
quelli che son volati via
e che quasi sembrano mai stati
ma le ferite battono ancora
e le farfalle non volano più
in questo buio che cerca l’aurora
il freddo mi avvolge e mi tira giù.
Stanotte sarà la notte giusta
per mettere paura alla paura
c’è chi la maschera si aggiusta
e chi ne cerca un’altra con cura
c’è chi svuota zucche già svuotate
e chi le riempie con altre cavolate
c’è chi va i colli a mordicchiare
e chi per tutto l’anno non fa che scollettare
e poi ci sono io
a combinare guai
certa di chi sarò
e di chi non sarò mai.
Umpeblè faceva il mulino
nella culla delle mie mezze origini
seguito dalle risate al mattino
che riesumo fra le fuliggini
Perché son solo fuliggini flebili
gli affetti bruciati
che si mostravano indelebili
ma erano solo interessati
Interessati a ciò che è venale
dimentichi delle risate al mattino
quando il prezioso non era banale
quando umpeblè faceva il mulino.
Eccomi alla tua mercè umano, sono l’orsa che tu chiami assassina. Perché? Io me ne stavo tranquilla nella mia casa fra gli alberi con i miei cuccioli ma tu mi hai catturata e adesso loro sono soli. Sai che probabilmente non sopravviveranno senza di me?
Io non ho interesse ad avvicinarmi a te, anzi se ti vedo mi allontano ma ogni anno che passa tu invadi sempre di più il mio territorio costruendo le tue case dentro la mia casa. Diventa sempre più facile incontrarti e se succede quando ci sono i miei cuccioli potrei anche attaccarti per difenderli. Tu non fai lo stesso con i tuoi figli?
Io non sono un’assassina, lasciami tornare dai miei cuccioli… ma cosa fai? Perché mi stai guardando con un solo occhio nero?
BANG! BANG! BANG! BANG!
Aaaah, che dolore tremendo, ora ricordo, quello è l’occhio che sputa fuoco, ti ho già visto usarlo. Tra pochi istanti morirò ma prima guardami negli occhi e dimmi: Sono davvero io l’assassina?
Tu piccolo
attirato dalla grandezza innanzi
esci dal bozzolo
e di gran fretta avanzi
ma ad ogni tuo avanzar
questa grandezza
subisce un tramutar
diviene piccolezza
realizzi che la corsa è uno sgomento
e un’illusione la meta stabilita
è ora di apprezzare ogni momento
è ora di vivere la vita.
E ci vorrebbe la primavera
a risvegliare il letargo del cuore
cosìcchè possa nutrirsi
del prezioso nettare.
Ma ci vorrebbe la primavera
a risvegliare quel raro fiore
che gli dia la forza
e la gioia di essere.
Però ci vorrebbe la primavera
a sciogliere la neve
che atrofizza i sentimenti
ma questo è un lungo inverno
ed essi son dormienti.
Un ricordo è un’immagine sotto zero
una foto sbiadita in bianco e nero
che riprende il suo colore
ogni volta che bussa sul cuore
sprigiona una musica che scivola via
un odore di cui resta la scia
lacrime di spasimo e di gioia
al ritorno di un’emozione che non annoia.
Affondo il viso in questa sciarpa bianca,
cercando il profumo di un ricordo, quel ricordo troppo bello per essere vero e troppo breve per essere un sogno.
Il cuore che batteva all’unisono con le rotaie del treno,
si arrestava alla vista della mia isola, per un minuto che sapeva di eternità .
Quell’eternità che inghiottì la mia isola.
Cercai di trattenerla
ma fra le mie mani restò solo una sciarpa bianca.
Il 4 gennaio 1809 a Coupvray in Francia, nacque Louis Braille, l’inventore dell’omonimo alfabeto per non vedenti.
Il piccolo Louis, all’età di tre anni, ebbe un incidente nell’officina di suo padre Simon-René Braille di mestiere sellaio. Louis s’infortunò all’occhio sinistro ed ebbe un’infezione che si estese anche all’occhio destro, così divenne cieco.
Louis Braille frequentò una scuola per ciechi a Parigi: Institut National Des Jeunes Aveugles dove ottenne anche una borsa di studio.
Detto istituto, insegnava a leggere impiegando un alfabeto tattile: il “Valentin Haüy”, ideato a Parigi verso il 1780 dall’omonimo creatore. Si trattava di un metodo per tracciare le lettere su fogli di carta spessa mediante una penna con punta dotata di rotellina dentellata. Il “Valentin HaÅ«y” però permetteva ai non vedenti di leggere ma non di scrivere.
Nel 1821 Louis Braille incontrò il militare Charles Barbier de la Serre che lo istruì su un particolare metodo basato su dodici punti per scrivere messaggi in rilievo. Così ebbe l’ispirazione a soli quindici anni e nel 1827 scrisse il primo libro in braille.
Il codice alfabetico braille è composto da sei punti disposti all’interno di un rettangolo che possono combinarsi in ben sessantaquattro modi diversi e permettono ai non vedenti di leggere e scrivere.
Louis Braille morì di tubercolosi il 6 gennaio 1852 a Parigi dove riposano le sue spoglie C/o il Pantheon dell’omonima città francese.

Noi che vediamo il sole
anche quando il sole non c’è.
Noi che con la fede
spazziano via le nubi.
Noi che ci abbandoniamo
al caldo abbraccio
della lumininosa stella.
Noi che non ci arrendiamo
perchè nel nostro corpo scorre
la forza Divina.
E torna la nebbia ad imbrogliar le carte
sveglia il dormiente che se ne stava in disparte.
La nebbia non è un male
invita al movimento
perché tutto ciò che hai può sparire in un momento.
La nebbia non è un male
raccogli le tue carte e gioca adesso,
accetta che ogni giorno tutto cambia e non è più lo stesso.