devi essere amica di te,
imparare a rispettarti
per rispettare,
imparare la franchezza
per non mentire,
imparare a donare
per apprezzare il dono,
imparare a soffrire
per non ferire.
Questa è l’amicizia,
la sola cosa
che può salvare il mondo.
scrittricedicuore
Una donna camminava accanto al suo anziano padre guardando le sue mani scarne. Le tornò in mente una piccola bambina sorretta da quelle stesse mani.
La bimba era in braccio al suo papà che percorreva ininterrottamente il perimetro di una stanza in penombra che aveva odore di ospedale.
Il papà cantava una ninna nanna nel tentativo di far addormentare la piccola, perchè solo se si fosse addormentata, la signorina col camice bianco le avrebbe potuto fare ” i ricciolini”.
Poi di colpo quella piccola bambina sparì e la donna si ritrovò a camminare accanto al suo anziano padre, pregando Dio di darle mani abbastanza forti da sostenerlo se avesse perso il passo.
Si possono affidare le parole al vento,
purché siano parole buone,
parole ben pensate,
parole pungolanti la riflessione.
Si possono affidare le parole al vento,
purché non sia un vento di tempesta,
non un Libeccio
che ne disperderebbe il senso,
non l’Ostro,
troppo debole per arrivare a meta
ma il sodalizio fra il Ponente ed il Maestrale,
amabile e deciso
che porti la favella adatta al suo orifizio.
E’ piacevole camminare a testa alta, sottobraccio alla propria coscienza.
E’ il momento di fare
una danza della pioggia particolare,
che ogni passo sia a ritroso
per restituire ciò che è doveroso.
Che gli alberi tornino alle vallate
e le plastiche vengano eliminate
che il cemento non sia più il padrone
e ci sia verde in ogni rione
che i ghiacciai tornino a brillare
e le vette dei monti ad imbiancare
che ogni essere vivente
torni libero nel suo ambiente.
Ordunque presto iniziamo a danzare
cada la pioggia fino a bastare
ma affinchè la danza risulti efficace
il primo passo deve esser la pace.
Un tale di nome Teo ricevette in dono una bella pianta: “
Devi solo annafiarla e lei ti darà dei fiori bellissimi” gli dissero.
Teo mise la pianta sul davanzale della finestra, la guardò, versò dell’acqua nel vaso e poi tornò alle sue occupazioni quotidiane. I giorni passavano e Teo apriva il rubinetto dell’acqua per bere, per lavarsi, per preparare il caffè, per lavare la macchina, per fare i gavettoni con i suoi amici e spesso si dimenticava di chiuderlo. Non diede più acqua alla sua pianta. Lei era lì, sul davanzale della finestra, senza fiori, sempre più avvizzita ma lui non la degnava di uno sguardo.
Un giorno Teo aprì il rubinetto per bere ma non c’era acqua. Non se ne preoccupò al momento: ” Tornerà” disse fra se ma i giorni passavano e l’acqua non tornava. Teo aveva sete, tanta sete e proprio in quel momento alzò gli occhi e vide la sua pianta sul davanzale della finestra completamente secca. Allora pensò a tutta l’acqua che aveva sprecato invece di darla alla sua pianta. Se non avesse sprecato l’acqua, ora anche lui ne avrebbe per dissetarsi. Aveva un bel dono ma non lo aveva apprezzato. Per la sua trascuratezza la pianta non avrebbe mai dato fiori nè sarebbe sopravvissuta. Per la sua trascuratezza forse anche lui non sarebbe sopravvissuto.
Non facciamo come Teo, prendiamoci cura dei doni della terra, prima che sia troppo tardi.
Tu ammaliatrice pallida e luminosa
fra le muse dei poeti
sei la più famosa
il contadino ti consulta
per seminare
le coppie, nell’ora dell’amore
e poi ci sono io
che ti imploro per mandare
un messaggio
a chi in un lampo è partito
senza mai più tornare.
Non vivo nel passato
ma il passato vive in me.
Non ricordo il giorno in cui salii sul treno
né il motivo per cui ci son salita,
mi guardavo intorno amena
ma con il tempo sempre meno divertita.
Prossima fermata, una voce annunciava
e alla prossima fermata il mio corpo cambiava.
Intorno a me volti amici come compagni di viaggio
ed altri ne salivano ad ogni attraccaggio.
Mille domande in testa
e il cuore pieno di emozioni
cercando di restare onesta
portavo avanti le mie intenzioni.
Prossima fermata, una voce annunciava
e alla prossima fermata il mio corpo cresceva
qualche volto amico scendeva dal treno
Portandosi via un pezzo di me
avrei voluto stringerlo al seno
ma lui se ne andava senza un perché.
Sorrisi, poi lacrime e poi ancora sorrisi
che treno bizzarro, mi fa sussultare!
Ma io non vendo la pelle alle crisi
e con resilienza continuo a viaggiare.
Prossima fermata, una voce annunciava
e alla prossima fermata il mio corpo invecchiava
i volti amici son sempre di meno
e le mie ossa fanno rumore
chissà quando anch’io scenderò dal treno
ma sarà stato un viaggio d’amore.