sono gli obiettivi di chi non ne ha mai abbastanza
sono l’arma che combatte la paura.
Dai, vieni con me, ti invito a seguirmi in questo viaggio dove l’impossibile diventerà possibile ogni volta che farai girare questa mia strana roulette, correndo il rischio di perdere nulla, se non un poco di razionalità.
Quando il passato incontra il presente, succede un po’ quello che succede nel cielo quando s’incontrano le nuvole. I fantasmi riprendono forma, vediamo passare volti conosciuti che vorremmo trattenere ma si dissolvono velocemente a causa del tempo che scorre. Proprio come le figure che formano le nuvole si dissolvono a causa del soffiare del vento. Ma se le nuvole si scontrano è subito temporale. Ed in questo temporale, forse qualcuno di voi si riconoscerà.
Gaetano è un uomo mite che viene portato nell’ambito della trama del libro a entrare e uscire di continuo dal suo passato e dal suo presente. Un passato che ha visto gli orrori della seconda guerra mondiale, leniti dalla forza e dall’amore della famiglia. Un presente che vede ancora guerra ma questa volta non ci sono bombe a seminare morti, c’è un virus: il Covid 19, silenzioso e letale che ci ha sottratto i nostri affetti più cari e rubato la libertà.
Ci sono gioielli che all’apparenza non sembrano gioielli, hanno un aspetto umile ma sono per tutti, magri, grassi, ricchi e poveri. Nascono in bianco e nero ma se guardi fra le righe puoi vederli brillare.
I fedeli quesquanti di parole sono inarrestabili, si tuffano all’interno di se riemergendo con le loro gemme grezze. Con esse formano mosaici che brillano di fantasia. E foglio su foglio costruiscono i loro gioielli.
Esperti giocatori di scrabble o inguaribili sognatori? Ma forse gli scrittori sono entrambe le cose. Guardano dove nessuno guarda, percorrono superfici sterrate e con la mota nelle suole plasmano gioielli fra le righe.
C’era una volta un pianeta bellissimo, pieno di distese verdi, di mari limpidi e di aria sana. In questo pianeta vivevano libere (o almeno così credevano) molte specie animali ma fra queste, ce n’era una convinta di essere superiore. Talmente superiore da assumere il comando e decidere la sorte delle altre specie, portando via loro, tutto ciò che di prezioso possedevano, comprese la dignità e a volte anche la vita.
Li chiamavano “umani” ed erano liberi (o almeno così credevano) di prendere tutto, senza dare nulla, disperdendo ovunque i loro scarti. Così le distese erano sempre meno verdi, i mari sempre più torbidi e l’aria sempre meno sana. Ma gli umani erano liberi (o almeno così credevano) di superare la perfezione della natura, sostituendo i suoi frutti con prototipi artificiali partoriti dalla loro intelligenza.
Costruirono macchine che lavoravano al loro posto, in maniera che potessero essere sempre più liberi (o almeno così credevano) di fare cose più importanti. Fare? La parola “fare” aveva ormai acquisito un significato tutt’altro che animato. Ma gli umani, ignorando questo particolare, continuarono a credere di “fare” creando delle scatole intelligenti che li avrebbero sostituiti nel fare, in modo che loro potessero essere ancora più liberi (o almeno così credevano).
Queste scatole erano sempre più intelligenti, sempre più sofisticate e sempre più piccole, talmente piccole da stare dentro il palmo di una mano. Grazie a queste scatole, gli umani sarebbero diventati completamente liberi (o almeno così credevano). Le scatole “consigliavano” loro come vivere, quando mangiare, quando dormire, dove andare. Le scatole controllavano il loro conto in banca, i loro spostamenti, i loro gusti, i loro acquisti.
Ecco, finalmente gli umani sono completamente liberi, liberi di vivere dentro piccole scatole intelligenti, da loro stessi costruite, che stanno dentro il palmo di una mano… ma della mano di chi? Mmmh… E vissero tutti prigionieri e contenti.
Ogni giorno milioni di persone si incontrano: in un
bar, sul posto di lavoro, al supermercato, passeggiando per la strada. Oggi il
progresso ci ha regalato anche un modo nuovo per incontrarci, attraverso i
social, virtualmente per poi decidere o meno di incontrarsi davvero. Ma che
cos’è un incontro di anime?
A molti di voi sarà capitato di incontrare per caso
una persona e pensare: «Ma io la conosco» senza però ricordare nulla di lei, è
solo una sensazione o forse un ricordo sbiadito che va oltre il tempo, oltre la
vita, forse si tratta di anime che si chiamano, costringendo i corpi ad incontrarsi.
Chissà, forse da qui scaturisce la sensazione di conoscersi da sempre.
Il tempo che scorre
Io ho sentito il grido di aiuto di Giacomo ancora
prima di incontrarlo e il desiderio di aiutarlo è stato così forte da non
permettermi di mollare finché lui non fosse stato al sicuro. Quando si è
compagni di anima ci si rincontra sempre nel corso dei secoli, una voce dentro
di noi ci suggerisce quello che il cervello non riesce a ricordare e ci
sentiamo attratti senza comprenderne il perché. Forse è solo questione di
anima.