LA LIBERTÀ DEGLI SCIOCCHI

C’era una volta un pianeta bellissimo, pieno di distese verdi, di mari limpidi e di aria sana. In questo pianeta vivevano libere (o almeno così credevano) molte specie animali ma fra queste, ce n’era una convinta di essere superiore. Talmente superiore da assumere il comando e decidere la sorte delle altre specie, portando via loro, tutto ciò che di prezioso possedevano, comprese la dignità e a volte anche la vita.

Li chiamavano “umani” ed erano liberi (o almeno così credevano) di prendere tutto, senza dare nulla, disperdendo ovunque i loro scarti. Così le distese erano sempre meno verdi, i mari sempre più torbidi e l’aria sempre meno sana. Ma gli umani erano liberi (o almeno così credevano) di superare la perfezione della natura, sostituendo i suoi frutti con prototipi artificiali partoriti dalla loro intelligenza.

Costruirono macchine che lavoravano al loro posto, in maniera che potessero essere sempre più liberi (o almeno così credevano) di fare cose più importanti. Fare? La parola “fare” aveva ormai acquisito un significato tutt’altro che animato. Ma gli umani, ignorando questo particolare, continuarono a credere di “fare” creando delle scatole intelligenti che li avrebbero sostituiti nel fare, in modo che loro potessero essere ancora più liberi (o almeno così credevano).

Queste scatole erano sempre più intelligenti, sempre più sofisticate e sempre più piccole, talmente piccole da stare dentro il palmo di una mano. Grazie a queste scatole, gli umani sarebbero diventati completamente liberi (o almeno così credevano). Le scatole “consigliavano” loro come vivere, quando mangiare, quando dormire, dove andare. Le scatole controllavano il loro conto in banca, i loro spostamenti, i loro gusti, i loro acquisti.

Ecco, finalmente gli umani sono completamente liberi, liberi di vivere dentro piccole scatole intelligenti, da loro stessi costruite, che stanno dentro il palmo di una mano… ma della mano di chi?
Mmmh… E vissero tutti prigionieri e contenti.

BATTITO O RUMORE

Vorrei farmi piccola da entrare
in un taschino all’altezza del cuore
così vicina da appurare
se il suo è un battito o soltanto un rumore
se è un suono melodico
o la stonatura di un organo distopico
se mi invita a danzare
o se ancora una volta devo scappare.
Scappare da un mondo senza battito
che fa un rumore tremendo
che si nutre di shock anafilattico
e che pian piano si sta perdendo.
Non posso farmi piccola da entrare
in quel taschino all’altezza del cuore
ma sono stata ad ascoltare
e ho udito un battito fra tanto rumore.

Dieci passi

L’anima che si cambia d’abito
nel guardaroba della vita
ha dieci passi da compiere.
Il suo primo passo sarà il respiro.
Vestita di carne
compirà il suo secondo passo
e toccando il mondo
si lluderà di averlo in pugno.
Ancora un passo e ne gusterà il sapore,
Un altro passo ancora e ne sentirà l’odore.
Dimentica del suo vecchio abito,
la creatura di carne compirà il suo quinto passo
che le farà ascoltare suoni che promettono.
Ed il sesto passo le farà vedere
bellezze che vorrà possedere.
Il desiderio sarà il suo settimo passo
che la costringerà a compiere gli ultimi tre passi correndo.
E via, con un ottavo passo più lungo delle sue gambe,
ansiosa di crescere,
bruciando alcune tappe
convinta che questo la renderà potente.
Accumulerà ricchezze e sapere
eppure non si sentirà mai
nè ricca nè sapiente.
Il nono passo la vedrà vecchia e stanca,
domanderà a se stessa quale sia stato lo scopo del suo cammino.
La risposta è nell’ultimo passo,
quando entrerà di nuovo nel guardaroba della vita
per indossare il suo caro vecchio abito