BUON 2020

Non intendo augurare buon anno agli amici di sempre, ai nuovi amici, agli amici virtuali oppure ai parenti, ma voglio augurare buon anno a tutti coloro che mi vogliono bene e ai quali anch’io voglio bene.

Fra qualche ora inizierà un nuovo anno e so che come me desiderate un mondo migliore, più onesto, più pulito più unito. Io credo nella forza di un desiderio ma quando il desiderio è formultato da più persone diventa una vera potenza.

Stasera ognuno di voi allo scoccar della mezzanotte sarà in un angolo diverso del mondo ma se alzeremo i calici nello stesso momento, saremo tutti insieme.
Tutti insieme ad augurarci l’un l’altro gioia, amore e pace.

Allora siamo d’accordo? Ci “sentiamo” a mezzanotte con le bollicine nel bicchiere e l’amore nel cuore.

Buon anno a tutti.

CASTELLI DI CARTA

Ti diranno
che i sogni sono solo castelli di carta
ritagliati dalla tua fantasia
e tu rispondi
che la vita stessa è solo un sogno di carta
ritagliata dall’infinito.
Ti diranno
che i castelli di carta non sono reali
e tu rispondi
che nulla è reale perché tutto è in continuo movimento, tutto cambia.
Ti diranno che nei castelli di carta
vivono solo persone di carta
che non puoi toccare
e tu rispondi
che nel mondo vivono persone di carne
col cuore di pietra che non vuoi toccare.
Ti diranno
che i sogni sono solo castelli di carta
che durano una notte
e tu rispondi
che una notte può durare una vita
se la vita è al sicuro in un castello di carta.

BRACCIA AL CIELO

Braccia al cielo per pregare
come il bruco pregò Dio
di rinascere con ali per volare
ad emulare l’oblio.
Braccia al cielo per ringraziare
di ogni singolo raggio di sole,
del profumo del mare,
dell’infinito senza parole.
Braccia al cielo
come fa il fiore
che non potendo fuggir dal suo stelo
volge lo sguardo verso il Signore.
Braccia al cielo per sognare
Ignorando lo scherno del lestofante
perché osare
è nettare corroborante.
Braccia al cielo per chiedere scusa,
preziosa parola ad oggi desueta
in questa sorda atmosfera confusa,
l’invereconda coscienza è irrequieta.

Dieci passi

L’anima che si cambia d’abito
nel guardaroba della vita
ha dieci passi da compiere.
Il suo primo passo sarà il respiro.
Vestita di carne
compirà il suo secondo passo
e toccando il mondo
si lluderà di averlo in pugno.
Ancora un passo e ne gusterà il sapore,
Un altro passo ancora e ne sentirà l’odore.
Dimentica del suo vecchio abito,
la creatura di carne compirà il suo quinto passo
che le farà ascoltare suoni che promettono.
Ed il sesto passo le farà vedere
bellezze che vorrà possedere.
Il desiderio sarà il suo settimo passo
che la costringerà a compiere gli ultimi tre passi correndo.
E via, con un ottavo passo più lungo delle sue gambe,
ansiosa di crescere,
bruciando alcune tappe
convinta che questo la renderà potente.
Accumulerà ricchezze e sapere
eppure non si sentirà mai
nè ricca nè sapiente.
Il nono passo la vedrà vecchia e stanca,
domanderà a se stessa quale sia stato lo scopo del suo cammino.
La risposta è nell’ultimo passo,
quando entrerà di nuovo nel guardaroba della vita
per indossare il suo caro vecchio abito

NON È NATALE

È come festeggiare un compleanno
senza il festeggiato
in questo mondo tiranno
dove Dio non viene contemplato.
Non è Natale
dentro mille luci che non scaldano
dentro questo cibo che non sa sfamare
non è Natale
dentro finte braccia che si abbracciano
e gambe che corrono senza sapere dove andare.
Non è Natale
se un bambino piange
se questo male
a nessuno tange.
Non è Natale
intorno a un tavolo con tante sedie vuote
dove tutto ciò che vale
non fa più parte della nostra dote.
Ma se liberassimo Dio
dall’esilio fuori dal cuore
mandando al suo posto il piccolo io
col suo finto candore
ritroveremmo quel profumo ancestrale
che ci condurrebbe di nuovo al Natale.

‘A guagliuncella

Premessa:

A volte la metà del mio sangue partenopeo donatomi per genetica da mio padre, ribolle in modo insistente assaje. Ne consegue il fatto che qualora mi colga in flagrante creazione di versi, voglia primeggiare come le capolettere maiuscole delle mie pubblicazioni.

E’ successo anche oggi, proprio mentre ero immersa in alcune riflessioni a proposito della vita. Il mio sangue ha cominciato a ribollire a ritmo di tarantella, comandando alla penna che avevo in pugno di scrivere i versi che seguono…

Tene semp’ voglia ‘e pazzià
sta guagliuncella,
è ‘o ver’ ca te fa ntussecà
ma è accussì bellella!
Tras co nu soffio e po te lassa sola
Sta guagliuncella
resta nu mument e se ne vola
comme na palummella.
Quann’ ven’ chiagn’ tu
quann’ fuje chiagnen’ l”atr
se te lassa nun torna chiù
chella è na porta ca nun sa rapre.
Ppe chistu astrignetella fort assaje
sta guagliuncella
ccu i surris’ e ccu tutti i guàje
pecchè è accussì bellella.

IL BACIO

Il contatto delle labbra sulle labbra
apre il corridoio segreto
che porta dritto all’anima.
Ma per contemplare l’anima
bisogna chiudere gli occhi
che vedono senza guardare
e aprire gli occhi del cuore.
Il cieco che dice di vedere
avrà bisogno di mille labbra da baciare
ma saranno soltanto aride fontane
che non placheranno la sua sete.
Colui che guarda ad occhi chiusi
troverà le labbra che lo porteranno all’anima
ed un semplice bacio
raggiungerà la vetta più alta dell’ amplesso.

COME UNA ROSA

Come una rosa
è la fragilità dell’anima
quando apre gli occhi per la prima volta al mondo.
Si spoglia di ogni cosa,
dimentica la sua origine brahmanica
indossando un cuore vagabondo

Come una rosa
l’anima chiusa nel germoglio
sboccia attraverso un corpo.
Come una sposa
col suo cuor vermiglio
semina amor nell’orto

Come una rosa
l’anima dentro il corpo che avvizzisce
non ha paura del tempo che scorre.
La sua scia odorosa
che mai svanisce
ha già una nuova veste da proporre.

PRIGIONIERI

Noi prigionieri
guardiamo il mondo vivere oltre i sogni,
trascuriamo i desideri
per nutrire i nostri bisogni.

Noi prigionieri
abbiamo celle senza specchi
ci domandiamo chi siano i nostri carcerieri
e abbiam paura di diventare vecchi.

Noi prigionieri
con arte e senza parte,
selvaggina per gli arcieri
urliamo sempre più forte.

Ma quando il sole illumina le sbarre
vediamo i nostri volti riflessi
niente aguzzini con le scimitarre
siamo prigionieri di noi stessi.

HALLOWEEN


POESIA

Si presenta con la zucca vuota
e con la polpa ci facciam le torte,
prende in giro la vita mentre ruota
e si fa orrendo per far orrore alla morte.
“Dolcetto o scherzetto”?
Domandano i bambini
e con questo giochetto
di varie chicche fan bottini.
Meglio finti scheletri
che veri mostri
i primi divertenti e celebri
i secondi la realtà dei giorni nostri.
Ma solo per oggi morte e mostri inganniamo
spezziamo quest’ amara routine
Streghette e fantasmi insieme balliamo
la macabra danza dell’Halloween
.

CURIOSITA’ SU HALLOWEEN

molti credono che la festa di Halloween sia nata in America. In realtà risale ad una ricorrenza dell’Irlanda Celtica che veniva chiamata “Samhain” ovvero celebrazione di un nuovo anno inteso nel senso dell’agricoltura.

I colori peculiari di questa ricorrenza erano per l’appunto, l’arancione che ricordava la mietitura ed il nero che simboleggiava la fine dell’estate.

Halloween per i Celti era un momento magico di passaggio dove la linea di confine tra il mondo delle creature viventi e quello dei morti si assottiglia. Il popolo dei villaggi celtici temeva quindi che i morti potessero tornare sulla terra e possedere i vivi.
Così spegnevano i camini delle case restando completamente al buio mascherati da mostri con l’obiettivo di spaventare i morti e cacciarli via.

Personalmente pensavo che Halloween fosse una festa utile soltanto ad alimentare il consumismo. poi ho realizzato che è un momento in cui prendiamo un po’ in giro la vita esorcizzandoci dalle nostre paure più radicate. Penso che non bisogna mai perdere un’occasione per sorridere quindi… Felice Halloween a tutti bella gente.