‘A GENTILEZZA

Gentilezza!!!
ma che è ‘na parolaccia?
nun m’appartiene
ce l’ho scritto ‘n faccia!
È pe li sfigati
è pe’ voi, è pe’te
mica pe’ i selezionati
come me
io nun chiedo, pretenno
tutto m’è dovuto
o si no esco fori de senno
urlo e come er lama sputo.
Grazie, prego, scusa, so’ parole superate
anzi, vorrei sapè che cacchio l’ha ‘nventate.
‘a gentilezza ‘n serve ahò
è pe li sfigati..
O no?!

UMPEBLÈ

Umpeblè faceva il mulino
nella culla delle mie mezze origini
seguito dalle risate al mattino
che riesumo fra le fuliggini
Perché son solo fuliggini flebili
gli affetti bruciati
che si mostravano indelebili
ma erano solo interessati
Interessati a ciò che è venale
dimentichi delle risate al mattino
quando il prezioso non era banale
quando umpeblè faceva il mulino.

NON SPARARE

Eccomi alla tua mercè umano, sono l’orsa che tu chiami assassina. Perché? Io me ne stavo tranquilla nella mia casa fra gli alberi con i miei cuccioli ma tu mi hai catturata e adesso loro sono soli. Sai che probabilmente non sopravviveranno senza di me?
Io non ho interesse ad avvicinarmi a te, anzi se ti vedo mi allontano ma ogni anno che passa tu invadi sempre di più il mio territorio costruendo le tue case dentro la mia casa. Diventa sempre più facile incontrarti e se succede quando ci sono i miei cuccioli potrei anche attaccarti per difenderli. Tu non fai lo stesso con i tuoi figli?
Io non sono un’assassina, lasciami tornare dai miei cuccioli… ma cosa fai? Perché mi  stai guardando con un solo occhio nero?
BANG! BANG! BANG! BANG!
Aaaah, che dolore tremendo, ora ricordo, quello è l’occhio che sputa fuoco, ti ho già visto usarlo. Tra pochi istanti morirò ma prima guardami negli occhi e dimmi: Sono davvero io l’assassina?

CRESCERE

Tu piccolo
attirato dalla grandezza innanzi
esci dal bozzolo
e di gran fretta avanzi
ma ad ogni tuo avanzar
questa grandezza
subisce un tramutar
diviene piccolezza
realizzi che la corsa è uno sgomento
e un’illusione la meta stabilita
è ora di apprezzare ogni momento
è ora di vivere la vita.

CI VORREBBE LA PRIMAVERA

E ci vorrebbe la primavera
a risvegliare il letargo del cuore
cosìcchè possa nutrirsi
del prezioso nettare.
Ma ci vorrebbe la primavera
a risvegliare quel raro fiore
che gli dia la forza
e la gioia di essere.
Però ci vorrebbe la primavera
a sciogliere la neve
che atrofizza i sentimenti
ma questo è un lungo inverno
ed essi son dormienti.

RICORDO

Un ricordo è un’immagine sotto zero
una foto sbiadita in bianco e nero
che riprende il suo colore
ogni volta che bussa sul cuore
sprigiona una musica che scivola via
un odore di cui resta la scia
lacrime di spasimo e di gioia
al ritorno di un’emozione che non annoia.

LA SCIARPA BIANCA

Affondo il viso in questa sciarpa bianca,
cercando il profumo di un ricordo, quel ricordo troppo bello per essere vero e troppo breve per essere un sogno.
Il cuore che batteva all’unisono con le rotaie del treno,
si arrestava alla vista della mia isola, per un minuto che sapeva di eternità.
Quell’eternità che inghiottì la mia isola.
Cercai di trattenerla
ma fra le mie mani restò solo una sciarpa bianca.

LOUIS BRAILLE

Il 4 gennaio 1809 a Coupvray in Francia, nacque Louis Braille, l’inventore dell’omonimo  alfabeto per non vedenti.

Il piccolo Louis, all’età di tre anni, ebbe un incidente nell’officina di suo padre Simon-René Braille di mestiere sellaio. Louis s’infortunò all’occhio sinistro ed ebbe un’infezione che si estese anche all’occhio destro, così divenne cieco.

Louis Braille frequentò una scuola per ciechi a Parigi: Institut National Des Jeunes Aveugles dove ottenne anche una borsa di studio.
Detto istituto, insegnava a leggere impiegando un alfabeto tattile: il “Valentin Haüy”, ideato a Parigi verso il 1780 dall’omonimo creatore. Si trattava di un metodo per tracciare le lettere su fogli di carta spessa mediante una penna con punta dotata di rotellina dentellata. Il “Valentin HaÅ«y” però permetteva ai non vedenti di leggere ma non di scrivere.

Nel 1821 Louis Braille incontrò il militare Charles Barbier de la Serre che lo istruì su un particolare metodo basato su dodici punti per scrivere messaggi in rilievo. Così ebbe l’ispirazione a soli quindici anni e nel 1827 scrisse il primo libro in braille.

Il codice alfabetico braille è composto da sei punti disposti all’interno di un rettangolo che possono combinarsi in ben sessantaquattro modi diversi e permettono ai non vedenti di leggere e scrivere.

Louis Braille morì di tubercolosi il 6 gennaio 1852 a Parigi dove riposano le sue spoglie C/o il Pantheon dell’omonima città francese.

NOI CHE…

Noi che vediamo il sole
anche quando il sole non c’è.
Noi che con la fede          
spazziano via le nubi.
Noi che ci abbandoniamo
al caldo abbraccio
della lumininosa stella.
Noi che non ci arrendiamo
perchè nel nostro corpo scorre
la forza Divina.

LA NEBBIA NON È UN MALE

E torna la nebbia ad imbrogliar le carte
sveglia il dormiente che se ne stava in disparte.
La nebbia non è un male
invita al movimento
perché tutto ciò che hai può sparire in un momento.
La nebbia non è un male
raccogli le tue carte e gioca adesso,
accetta che ogni giorno tutto cambia e non è più lo stesso.